pasqualissimo
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| Member | Jan 21, 2011 (15 years) |
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Jan 21, 2011 (15 years)
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Bio
Molte biografie cominciano con -"...era una notte buia e tempestosa"-. La mia... no. Era solo una gelida, nevosa mattina di dicembre, di sempre più anni fa, quando al termine di un (quello si, epico) viaggio in 126, venni al mondo in una clinica di Cosangeles... e la terra tremò! L'aura mitologica della mia nascita si esaurisce subito, poiché l'evento non fu contemporaneo al parto (ho già chiesto troppo alla mia povera madre!) ma successivo di alcune ore. L'unico portentoso effetto di quella lieve scossa di terremoto, fu di far cadere mia nonna di testa nell'armadio (si era chinata per prendere una coperta) ed alimentare ancor più facili battute sul mio cognome nei duri anni a venire. Del resto, il 1980 sarà ricordato nella storia italica per diverse altre disgrazie, con cui non ambisco di competere. Precocissimo, ho iniziato a parlare a soli 9 mesi senza più concedermi pause fino alla maturità, quando preso da stanchezza, imparai ad amare il silenzio. Non avendo troppo di benevolo o interessante da dire, costruii la mia immeritata fama di "colui che sa anche ascoltare". Meno precocemente decisi di andare a parlare altrove, muovendo i primi passi alla tenera età di 18 mesi. Mai questa scarsa capacità di movimento fisico avrebbe potuto dar presagio della mia futura propensione al viaggio e alla conoscenza di luoghi e culture diversi, nipponicamente documentata da immani pile digitali di fotografie! Tuttavia, quando sei un bambino e giri per ore attorno ad un tavolo col bordo più alto di te, tenendo in mano un'automobilina che nemmeno riesci a vedere, non puoi non avere già in testa strade infinite da percorrere e paesaggi mai visti con cui colmare gli occhi! Subdola e ingannevole fu invece l'attitudine ad ogni tipo di costruzione e attrezzo, che da grande mi condannò ad infelici, infruttuosi e disastrati anni, vissuti nell'antro oscuro che muta giovani speranze in rigorosi ingegneri: il Politecnico di Torino. L'infanzia trascorse serena, ma malaticcia, su studi matti e disperatissimi, fin quando i progressi della medicina moderna (una tonsillectomia) non mi donarono un nuovo, incazzatissimo sistema immunitario, 10 cm d'altezza in più in un solo anno e degli orrendi baffetti neri sul labbro superiore (seme dall'attuale, fulgida barba) uccidendo il novello Leopardi rifugiatosi in me. Durante le scuole medie continuai ad alimentare false speranze di orgogliosi genitori con ottimi risultati, i quali, al tempo del liceo, mi consentirono di vivere di rendita scolastica, dedicandomi invece ad amori disperati e/o malamente corrisposti, con quel tipico senso d'assoluto adolescenziale, tale per cui, un attimo prima osservi il mondo dalle cime più elevate, subito dopo, ti ritrovi col cranio fracassato su una roccia del fondovalle e senza nemmeno esserti goduto la caduta (dettaglio "pulp" che ben si accorda con le origini "mitologiche"). Ho la fortuna di attraversare questo marasma emozionale alla guida di automobili (per ora) inadeguate al mio piglio sportivo, in compagnia di amici dotati dell'innegabile pregio di una caparbia pazienza, necessaria il più delle volte a salvarmi da me stesso. Continuerò ad uscire da solo unicamente in bicicletta, perché la sudorazione abbondante e la lettura di un buon libro mi rendono poco socievole. Ad oggi, ho deciso che "da grande" farò il sommelier nella mia enoteca, così, se proprio tutto volgesse al peggio, avrei sempre di che bere per poter dimenticare. Dopotutto, tecnicamente, l'alcool "è" una soluzione!