alessiacandito
| Profilo forum | Membro da | Ultima attività | Temi creati | Risposte create |
|---|---|---|---|---|
| Membro | Maggio 20, 2010 (16 anni) |
- | 1 | 0 |
- Profilo forum
- Membro
- Membro da
Maggio 20, 2010 (16 anni)
- Ultima attività
- -
- Temi creati
- 1
- Risposte create
- 0
Biografia
Giornalista praticante, fotografa e video maker, sono nata a Reggio Calabria 27 anni fa, ma –per adesso- vivo a Roma. Mi occupo di politica estera, ‘ndrangheta, cronaca e attualità, e collaboro con Rtv, Rainews24, Carta e il quotidiano venezuelano Últimas Noticias. Sono tornata in Italia da poco, dopo sei mesi passati in Libano dove ho svolto il mio tirocinio presso l’Ansa di Beirut e girato il documentario “The on-going Nakba” (ancora in lavorazione).
Dalla mia terra sono andata via nell’agosto del 2000, per trasferirmi nella capitale, dove ho frequentato la facoltà di Scienze della comunicazione della Lumsa e mi sono laureata con il massimo dei voti con la tesi “Venezuela: riforme o rivoluzione?”, un’analisi sul campo della “rivoluzione bolivariana” guidata dal Presidente Hugo Chávez.
Ho vissuto due anni in Spagna – prima grazie a una borsa di studio Erasmus, poi per portare a termine alcuni progetti accademici e fotografici- e due anni in Venezuela, dove ho lavorato per il quotidiano a tiratura nazionale Últimas Noticias e il canale panamericano Telesur.
Nei miei anni caraqueñi ho collaborato anche con la Fondazione Federigo Engels e l’istituto Italiano di cultura di Caracas, per i quali ho svolto l’attività di addetta stampa e consulente. In passato ho svolto tirocinii e stage presso l’Ansa di Madrid, il settimanale Carta, Rainews24 e l’Agi, sede di Roma e lavorato a diversi progetti fotografici. All’attivo ho anche un paio di incursioni nel mondo del cinema e del teatro come sceneggiatrice del cortometraggio “Le pietre di Medea” di Bruno Crucitti e dello spettacolo teatrale “L’Osservatore”.
Quando le difficoltà della vita da free-lance sembrano schiacciarmi ripesco dalla libreria “Sentendo che il campo di battaglia”, di Paco Ignacio Taibo II e vado a pagina 62, dove un’Olguita Lavanderos in crisi va a cercare il suo vecchio prof di giornalismo.
“Allora prof, mi torni a dire a cosa serve il giornalismo”, gli dissi sedendomi sul pavimento del patio. Santos sparì all’interno della casa. Tornò con un sigaro acceso che lasciava dietro di sé una sottile linea di fumo. Mentre parlava, il sigaro componeva disegnini nell’aria.
“È l’ultima fottuta barriera che ci impedisce di cadere nella barbarie. Senza il giornalismo, senza la circolazione delle informazioni, tutti alzeremmo la mano quando il big broche ce lo ordina. È la voce dei muti, l’orecchio in più dei sordi. È l’unico fottuto mestiere che alga la pena nella seconda metà del XX secolo. È l’equivalente moderno della pirateria etica, il soffio vitale delle ribellioni degli schiavi. È l’unico lavoro del cazzo che sia ancora divertente. Contraddittoriamente, torna a occuparsi di cose eterne: la verità, il male, l’etica, il nemico. È la migliore letteratura, perché è la più immediata. È la chiave della democrazia reale, perché la gente deve sapere cosa sta succedendo per decidere come giocarsi la vita. È il reincontro delle migliori tradizioni morali del cristianesimo primitivo con quelle della sinistra rivoluzionaria della fine del XIX secolo. È l’anima di un paese. Senza giornalisti, saremmo tutti morti, e la maggioranza ciechi. Senza circolazione di informazione veridica, saremmo tutti stupidi. È anche il rifugio dei topi di fogna, la zona piú contaminata, insieme alla polizia, di tutta la nostra società. Uno spazio che si fa degno perché va condiviso con i più abietti, i più servili, più abbuffini, più corrotti. E per compensazione ti offre la possibilità dell’eroismo. È come se mettessero cielo e terra in un frullatore e tu dovessi lavorare in movimento. È una falegnameria del senso comune. Ti basta o vado avanti?”
“Mi basta”, gli dissi, “grazie prof”.
Magari il professor Santos esagera, però…